Tanzania

Tanzania – Acqua potabile e servizi igienici, al via un intervento nella regione centrale del Paese

 
Notizia pubblicata sul sito dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS 
 

Il 16 maggio scorso si è tenuta nella capitale Dodoma la cerimonia di avvio del progetto “Sostegno integrato per il diritto all’acqua, igiene e nutrizione in Tanzania centrale” che sarà realizzato dalla Ong LVIA in partenariato con CUAMM-Medici con l’Africa e con l'organizzazione tanzana Ufundiko. Attraverso un cofinanziamento dell’Agenzia per un importo di 1,2 milioni di euro, l’iniziativa si propone di contribuire in maniera durevole al miglioramento della qualità e della gestione dei servizi idrici, di igiene e di nutrizione per 40mila beneficiari nelle regioni di Dodoma e Iringa, Tanzania centrale.

Attraverso un approccio integrato, il progetto mira a migliorare le competenze e le conoscenze degli attori locali sulla gestione integrata dei servizi idrici e nutrizionali a livello di villaggio e di distretto, accrescendo allo stesso tempo l’accesso all’acqua e a strutture sanitarie efficienti. Sarà inoltre rafforzata la gestione delle infrastrutture di approvigionamento dell’acqua a livello comunitario con la costituzione di comitati preposti alla gestione delle risorse idriche, saranno sviluppati dei sistemi di monitoraggio innovativi per la gestione dell’acqua e saranno messi a punto 30 sistemi di stoccaggio delle acque meteoriche presenti nella zona.

Nell'ambito del progetto, il consorzio delle organizzazioni partner provvederà a formare il personale dei presidi sanitari, con particolare attenzione alla gestione dei casi di malnutrizione. Quella di Dodoma è una delle regioni della Tanzania con il più alto numero di bambini a rischio di malnutrizione acuta. Ulteriori stime evidenziano che solo il 30% della popolazione ha accesso a fonti d'acqua potabile.

A livello tecnico-scientifico il progetto si avvarrà dei contributi dell’Università di Torino, dell'Università di Dodoma, della società di ricerca MR&D Institute, e della Scuola Internazionale dell’Acqua per lo Sviluppo Hydroaid.

Al lancio del progetto hanno preso parte i rappresentanti delle organizzazioni esecutrici del progetto insieme ai loro partner istituzionali, l’Ambasciatore d’Italia in Tanzania, Roberto Mengoni, la titolare della sede AICS di Nairobi, competente per la Tanzania, Teresa Savanella, e l’addetto AICS a Dar Es Salaam, Fabio Gigantino. A conclusione della giornata la Regional Administrative Secretary del governo tanzano, Ms. Rehema Madenge, ha espresso grande soddisfazione per l'avvio del progetto e sincera gratitudine per l'impegno della Cooperazione italiana in un settore strategico per il miglioramento della qualità della vita come la gestione dell'acqua.

SANI PROJECT: sostegno integrato per il diritto all'acqua, igiene e nutrizione in Tanzania Centrale

Stato progetto: 
Attivo
 
Dove: Regioni di Dodoma, Iringa, Simiyu, Ruvuma (Tanzania centrale)
Valore: 1. 605.550,00 euro
Partner e finanziatori: Medici con l’Africa-CUAMM, Ufundiko, Università di Torino (UNITO), MR&D Institute, Università di Dodoma (UDOM), Hydroaid, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS)
Beneficiari diretti: 100 partecipanti al Corso per manager idrico, 48 membri dei Council Health Management Team, 30 membri del personale ospedaliero, 30 membri del personale degli Health Centres, 4 District Nutritional Officers, 4 District Medical Officers, 12 Ingegneri di distretto e Assistenti, 60 Gestori schemi idrici, 60 Tecnici schemi idrici, 160 Community Health Workers
 

LA VITA DAL POZZO. Un pozzo in Tanzania per Masai e Swahili

Stato progetto: 
Attivo
Dove: Tanzania, città di Kwediboma, Distretto di Handeni
Settore: Acqua
Valore: 24.300 €
Promotori: iniziativa promossa da Gruppo Engarè Acqua è Vita
Beneficiari: 435 persone della città di Kwediboma 
 
 
 

Tanzania: con il contributo della Chiesa Valdese, il progetto ACQUA E' VITA garantisce acqua a 4mila persone

I risultati del progetto Acqua è Vita
in Tanzania:
 
 
con il contributo di:

 
Dodoma, Regione della Tanzania centrale, è uno dei contesti socio-economici tra i più difficili nel Paese, dove l’accesso all’acqua pulita è altamente deficitaria. Solo il 43,2% della popolazione, infatti, ha una fonte di acqua potabile a meno di 30 minuti dalla propria abitazione. Una percentuale che si riduce al 4,8% per la popolazione avente accesso all’acqua potabile nelle immediate vicinanze rispetto alla propria abitazione.
L’attività di approvvigionamento idrico è generalmente affidata a donne e bambini che usano in questo modo il loro tempo, tralasciando le attività generatrici di reddito o la scuola.
Un ulteriore problema è rappresentato dallo stato degli schemi idrici rurali: il 47% non funziona a dovere o necessita di frequenti riparazioni, di fatto lasciando le famiglie a corto di acqua anche per lunghi periodi.
In base ai dati rilevati da LVIA nel 2011, il reale accesso all’acqua pulita nelle zone rurali non è superiore al 24%.
Con il progetto realizzato nella regione di Dodoma, LVIA ha messo in campo tutte le sue energie per la difesa del Diritto all’Acqua muovendosi su due assi di intervento: da una parte l’azione infrastrutturale per il concreto miglioramento dell’accesso all’acqua potabile nelle zone rurali, dall’altra il consolidamento dell’impiego di buone pratiche di gestione delle risorse idriche e la promozione di modelli sostenibili in grado di bilanciare partecipazione e ownership tra istituzioni di villaggio e distrettuali.
 
 
Realizzazione di un nuovo schema idrico nella comunità di Nkwenda 
Il villaggio di Nkwenda dispone di un solo pozzo che fornisce meno di 5 m³ di acqua al giorno, e di alcuni pozzi con pompe a mano che troppo spesso soffrono della mancanza di acqua legata alle insufficienti piogge. Ne deriva che solo il 10% del fabbisogno di acqua pulita viene soddisfatto. Pertanto, la comunità deve rifornirsi dai villaggi vicini a costi estremamente elevati, che la maggior parte degli abitanti non riesce a sostenere.
La popolazione è quindi costretta ad utilizzare acqua proveniente da pozzi superficiali o dal fiume stagionale di scarsissima qualità. Questo causa un elevato numero di casi di diarrea (500 persone/anno), di malattie degli occhi (100 persone/anno) e di gravi malattie della pelle (30 persone/anno). Anche le infrastrutture igienico-sanitarie di base sono molto carenti, in particolare nella scuola elementare del villaggio, che ospita 1.017 studenti.

Grazie al contributo dei fondi della Chiesa Valdese, nel mese di dicembre 2015 LVIA ha concluso i lavori di costruzione di un nuovo pozzo per la popolazione del villaggio di Nkwenda. In base alle necessità del villaggio sono state costruite quattro fontane pubbliche per l’approvvigionamento idrico giornaliero.
Inoltre, riabilitando un pozzo preesistente è stato possibile garantire un ulteriore miglioramento di accesso all’acqua per le famiglie: gli abitanti del villaggio di Nkwenda e limitrofi hanno ora a disposizione circa 6 litri d’acqua al giorno, ognuno a una distanza inferiore ai 30 minuti a piedi dalla propria abitazione. Considerando una famiglia media composta di 7 persone, ogni famiglia ha a disposizione circa 40 litri d’acqua al giorno, corrispondente a 2 bidoni.


Rafforzamento delle capacità di gestione delle risorse idriche nel villaggio di Nkwenda e Mapinduzi 
In Tanzania, la gestione degli schemi idrici in ambito rurale (regolata dalla normativa nazionale) è affidata ad enti appositi che si strutturano in forma pubblica o privata e sono incaricati di una gestione trasparente, efficiente e sostenibile nei confronti della comunità. Tuttavia, spesso ciò non accade: l’assenza di un effettivo monitoraggio dello schema porta a frequenti guasti e interruzioni del servizio idrico, a questo si aggiunge una gestione poco attenta dei punti di approvvigionamento idrico. La mala gestione si ripercuote sulle popolazioni locali che si ritrovano così a pagare tanto e per un servizio poco efficiente.
Grazie al contributo dei fondi della Chiesa Valdese, sono stati formati e registrati due enti di gestione di schemi idrici nei villaggi di Mkwenda e Mapinduzi, tali organi sono ad oggi attivi e funzionanti.
Inoltre, sempre con il contributo della Chesa Valdese, grazie ai workshop organizzati da LVIA in collaborazione con la Moshi Cooperative University, gli enti gestori di 14 villaggi sono stati coinvolti in sessioni formative per una migliore consapevolezza delle regole e conoscenza delle modalità di gestione degli schemi, contribuendo a migliorare la sostenibilità degli schemi stessi e dunque la continuità di erogazione del servizio idrico.
 

 

Acqua è Vita: Realizzazione del diritto all’acqua nella Regione di Dodoma, Tanzania Centrale

Stato progetto: 
Concluso
Dove: Tanzania, Regione di Dodoma
Settori: Acqua e igiene
Valore: 200.000 Euro
Partner e finanziatori: UFUNKIDO, ATO6Alessandria, Tavola Valdese, Novara Center, i Distretti di Kongwa e Chamwino, in collaborazione con altri attori tra cui EWB e la Chiesa locale
Beneficiari diretti: 3.800 persone
 
 

SUN 4 WATER: più acqua potabile grazie ai pannelli solari

Questa notizia riguarda il progetto: 

Una macchina portatile dotata di filtri per la purificazione dell'acqua, alimentata da un pannello solare, adatta a tutti i luoghi in cui non c'è disponibilità di energia. È Sun4Water, progetto di innovazione tecnologica in grado di migliorare la vita nei paesi dove l'acqua potabile scarseggia. Il progetto coinvolge LVIA con una rete di Ong italiane (AVSI, AMREF, CAST, CUAMM, MANITESE), Fondazione Cariplo e l’impresa 3Sun.

Una donna utilizza acqua non potabile. Se i pozzi sono troppo lontani o non funzionanti, in molte aree del mondo le persone sono costrette ad utilizzare acqua non potabile, come quella dei fiumi o di pozze, contaminata da batteri e agenti patogeni. L'utilizzo di acqua non sicura è tra le cause principali di mortalità infantile e di malattie come la diarrea e il colera.

La tecnologia Sun4Water, realizzata dall’impresa 3Sun, sarà sperimentata in quattro paesi africani (Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Tanzania) grazie al contributo di Fondazione Cariplo e all’azione delle Ong presenti nei Paesi. Il dispositivo Sun4Water è stato presentato il 31 marzo presso la sede di Fondazione Cariplo a Milano nel corso di una conferenza stampa. LVIA, che coordinerà la sperimentazione dei prototipi in Africa, ha presentato i risultati dello studio preliminare a cui seguirà nei prossimi mesi l’installazione di 75 prototipi in nove aree d ei quattro paesi africani che soffrono per la mancanza di accesso all’acqua potabile. 

Sun4Water è un dispositivo che richiede pochissima manutenzione, facile da usare, capace di purificare l'acqua dolce non potabile e di produrre energia elettrica per far fronte alle necessità quotidiane delle popolazioni, stimate in circa 1 miliardo di persone, che non dispongono di elettricità e acqua potabile.

«Il test sul campo - spiega Italo Rizzi, direttore di LVIA - verrà svolto dalle ONG usando il dispositivo su vari tipi di acque (sotterranee e superficiali) e con diverse tipologie di destinatari (principalmente scuole, comunità, dispensari e centri di salute). La sperimentazione fornirà importanti indicazioni rispetto all'usabilità tecnica del potabilizzatore nei contesti selezionati, ed in alcuni contesti verrà testata l'efficacia del dispositivo e i possibili effetti su salute, economia locale, ambiente e cambiamento sociale (in relazione a risparmio di tempo ed energia) con una verifica in termini di accettabilità e desiderabilità tecnica e finanziaria e individuando possibili migliorie a livello tecnologico necessarie per il suo utilizzo in piccole comunità rurali».

La tecnologia Sun for Water: di cosa si tratta

La sperimentazione 

 

Studio di Fattibilità con potabilizzatori ad osmosi inversa

Stato progetto: 
Attivo
 
Dove: Kenya, Etiopia e Tanzania, Haiti e RDC
Settore: Acqua e Igiene
Partner e finanziatori: LVIA, AVSI, AMREF, CAST, CISV, CUAMM – Medici con l’Africa, Hydroaid e Mani Tese con 3SUN, supportato da Fondazione CARIPLO
Beneficiari diretti: oltre 3.000 persone
 

UMATA - migliorare l’offerta di prodotti e servizi sanitari attraverso il sanitation marketing nel Distretto di Kongwa

Stato progetto: 
Attivo
 
Dove: Tanzania, Regione di Dodoma, Distretto di Kongwa
Settori: Acqua e igiene (Principale), Salute, Sviluppo locale
Valore: 160.000 dollari
Partner e finanziatori: ONGAWA (capofila della componente di progetto), UFUNDIKO, GSF (Governo della Tanzania) e PLAN International
Beneficiari diretti: la popolazione di 37 villaggi del Distretto di Kongwa

Acqua: una gestione comunitaria e sostenibile è possibile. Con LVIA in Tanzania

Dai racconti di Sara e Luca, servizi civili LVIA a Kongwa, Tanzania

L.V.I.A. MAJI, KILIMO, AFIA recita il cartello impolverato che s’incontra sulla strada sterrata che porta a Kongwa. Siamo in Tanzania, lontani dalle spiagge turistiche, in una regione arida, nel centro del paese. Dodoma, la capitale, è a 90 Km, anche se  il centro economico è Dar Es Salaam, più a sud. Da Dodoma percorriamo una strada asfaltata, ma gli ultimi 30 Km, lunghissimi e faticosi, sono da percorrere su strada sterrata di polvere rossa.

Il cartello che ci introduce alla sede LVIA riassume in tre parole (acqua, agricoltura, sanità) quella che è ormai da più di trent’anni l’azione continuativa dell’associazione nella regione semi-arida di Dodoma, una delle aree economicamente più depresse della Tanzania, dove più del 56% della popolazione vive in povertà assoluta, un dato addirittura superiore rispetto alla media nazionale riportata dalla Banca Mondiale.

La breve stagione delle piogge si è conclusa da un mese: i fiumi stagionali si sono prosciugati quasi del tutto, il paesaggio s’imbrunisce giorno dopo giorno e fino al prossimo novembre sarà secco tutto intorno. I grandi spazi africani mostreranno a breve il loro volto più caratteristico: baobab spogli, terra rossa, animali sempre più smunti alla ricerca di pascoli sempre più aridi, strade estremamente polverose e sfilate colorate di donne e di bambini a piedi, chi con un secchio d’acqua in testa, chi a spingere una vecchia bicicletta che si affossa nel terreno troppo sabbioso, schiacciata sotto il peso delle taniche stracolme d’acqua che trasporta.
La siccità e la generale scarsità d’acqua sono una delle grandi piaghe che affliggono questa regione: secondo i dati emersi da diverse indagini condotte da LVIA e altri enti, l’accesso alle risorse idriche è garantito neanche a metà della popolazione. Significa che una persona che nasce qui, molto probabilmente dovrà camminare almeno tre ore al giorno per assicurare a sé e alla propria famiglia il quotidiano approvvigionamento d’acqua. La vita si svolge in condizioni spesso estreme, l’acqua potabile non si trova facilmente, anche perché circa la metà dei pozzi e dei punti d’acqua sparsi nei villaggi sono fuori uso.
 
 
Il progetto: la gestione comunitaria dell’acqua in 10 villaggi
In questo quadro s’inserisce l’azione di LVIA. Attualmente è in corso un progetto, cofinanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che conduce un’azione articolata su 10 villaggi con l’obiettivo di  favorire l’uso efficiente delle strutture idriche presenti nei villaggi. Attraverso il coinvolgimento della popolazione, sono state formate le così dette “Water User Associations” composte da abitanti dei villaggi, che hanno la responsabilità di gestire in modo collettivo e comunitario tali strutture. Coinvolgendo le autorità distrettuali, inoltre, LVIA si è impegnata, in linea con la politica nazionale, per la creazione di un sistema innovativo e replicabile che consenta di ottimizzare e raggruppare la gestione delle risorse di più villaggi.
 
Nei villaggi il progetto è di “proprietà” della popolazione.
Parla il “Maestro Chamgheni”

Mwalimu Chamgeni (“maestro” Chamgheni, così come viene rispettosamente salutato nei villaggi), insegnante in pensione, da anni membro dello staff locale di LVIA, dopo aver scherzato un po’ - da buon maestro appunto - sulle nostre lacune di Swahili, ci descrive la mobilitazione sociale alla base del progetto.
 

«È stato fondamentale informare, condividere e pianificare con la popolazione il progetto, chiarendo benefici, costi, ruoli, responsabilità, e contributi richiesti, anche di carattere economico. - Ci spiega. -
La dinamica è semplice e democratica. LVIA, dopo aver consultato gli uffici distrettuali e l’ingegnere idrico assegnato, si rivolge alle autorità amministrative di villaggio, chiedendo la convocazione di una riunione con la popolazione, che classicamente si svolge all’aperto, alla presenza di 200 persone radunate sotto un grande albero.
Si discute il progetto che s’intende sviluppare, previo accordo con la comunità locale, che è chiamata a firmare, tramite del governo di villaggio, un contratto di collaborazione.
La “proprietà” del progetto, infatti, spetta al villaggio, che ne sarà beneficiario ma anche responsabile, ed è importante che questo sia chiaro sin dall’inizio.
Si procede poi alla costituzione della Water User Association, incaricata della gestione coordinata delle strutture idriche. Prima viene formato un comitato di gestione: eletto a maggioranza, si riunisce ogni mese ed è composto da tre persone, di cui un amministratore e un segretario, con un incarico di durata triennale, vincolato da uno statuto che ne descrive rispettivi ruoli e responsabilità.
Poi si forma la Water User Association, attraverso l’elezione dei suoi membri nella comunità. Questa è una struttura terza rispetto al governo di villaggio e, come tale, indipendente; si continua quindi con la formazione delle persone incaricate della gestione dello schema idrico (gestore, contabile, tecnico, responsabile della fontana pubblica, tesoriere), sui temi delle politiche nazionali dell’acqua, sulla tecnologia in uso (mantenimento e riparazione), le modalità di fornitura del servizio e la registrazione dati. A questo punto, viene redatto lo statuto e il piano di gestione: la Water User Association diventa così operativa, ed inizia a lavorare con l’affiancamento di LVIA».

Norini, Magheseni, Mlembe e Uzi sono i villaggi in cui il progetto sta registrando i successi maggiori. Una gestione stabile ed efficiente della risorse idriche, infatti, sta garantendo da un lato l’accesso continuativo all’acqua, dall’altro, una più attiva partecipazione delle donne - non più assiduamente impegnate nella fatica dell’approvvigionamento familiare dell’acqua - alla vita sociale ed economica, attraverso il loro coinvolgimento in attività alternative generatrici di reddito, tra cui l’apicoltura.

Oggi, il diritto all’acqua non è ancora garantito a tutti. Ancora in troppi villaggi della Tanzania Centrale, una famiglia riesce a procurarsi solo cinque secchi d’acqua a settimana, dalla capienza di 20 litri ciascuno. La differenza rispetto ai 20 litri giornalieri pro capite individuati dalla comunità internazionale come diritto non commerciabile all’accesso all’acqua di ciascun essere umano è, quindi, evidente.

LVIA crede in questo grande obiettivo, ma ancora molto resta da fare. Per questo, la partecipazione, il sostegno e la responsabilità di tutti sono fondamentali.
 

 

 

Da Bene Vagienna alla Tanzania: il viaggio di Sara, volontaria con LVIA per un progetto di pace

«Sono arrivata tra i baobab e le strade sterrate di Kongwa lasciandomi alle spalle un Monviso ancora bianco e una campagna di provincia che iniziava ad accennare un po’ di primavera. Mi sono calata in questa esperienza, unica per le sue condizioni, con il privilegio e la responsabilità di indossare la “maglietta” di giovane italiana e di volontaria LVIA. Sono parte di un progetto di pace che scommette a piene mani su un’esperienza forte di cittadinanza attiva puntando tutto sulle generazioni future del nostro Paese».
Foto di: Daniele Landra

La protagonista di questo racconto è una giovane ragazza della provincia cuneese: Sara Tesio, di Bene Vagienna, è una dei giovani che hanno passato le selezioni con l’associazione LVIA per il servizio civile internazionale. È partita a fine marzo, destinazione Tanzania.

Sara si descrive così: «25 anni, capelli ricci; zaino 40 litri sempre pronto per partire; curriculum discreto; un sacco di idee per la testa, altrettante energie in corpo; esperienze disparate collezionate nel corso del tempo, apparentemente sconnesse tra loro, ma che io saprei mettere in fila benissimo; poco timida, molto disordinata; decisamente curiosa, talvolta al limite dell’incoscienza costruttiva; determinata quanto basta per imbarcarmi con entusiasmo in un progetto in cui ho voglia di esser parte». Poi aggiunge: «Così mi presenterei se fossi al primo giorno delle elementari. Invece – sottolinea – qui in Tanzania per ora so solo dire “Jina Langu ni Sara”, azzeccando probabilmente solo l’accento del mio nome».

Il Servizio Civile, nazionale e all’estero, è stato istituito nel 2001 (legge n.64/2001) per offrire ai giovani tra i 18 e i 30 anni un’occasione di crescita ed arricchimento personale e professionale. Quest’anno sono partiti con LVIA cinque ragazzi e cinque ragazze (la parità perfetta senza alcun bisogno di quote blu o rosa) provenienti da diverse regioni d’Italia. Cinque le Mete-Paese: Senegal, Kenya, Etiopia, Tanzania e Mozambico, dove i giovani saranno impegnati in progetti idrici, educativi e ambientali.

Dopo una settimana di formazione a Torino con i volontari delle altre Ong della federazione FOCSIV, e una settimana di formazione a Cuneo, nella frazione di San Pietro del Gallo, con l’equipe di LVIA e i giovani che come lei si sono preparati all’esperienza africana, Sara ha fatto le valigie, ha salutato famiglia e amici e ha lasciato Bene Vagienna per arrivare a Kongwa, cittadina della Tanzania, dove trascorrerà il prossimo anno per un percorso formativo e professionale presso la sede di LVIA nel paese.

Nicoletta Gorgerino, di LVIA, coetanea dei ragazzi in partenza, li ha seguiti in una giornata a San Pietro del Gallo per formarli all'utilizzo dei social media: «Ho potuto dialogare con loro anche in momenti informali, a tavola, nella pausa caffè, curiosa di conoscere quali sono oggi i valori e le motivazioni alla base di questa scelta per un giovane del 2014».

Luca, Marco, Daniele C., Daniele F., Michele, Sara, Vittoria, Sabrina, Gloria e Patrizia sono concordi nel dire che la prima spinta motivazionale nell’intraprendere questo percorso è la voglia di mettersi in gioco, per un’esperienza di vita unica, che credono possa farli crescere umanamente e professionalmente. Del resto, il Servizio Civile, in Italia come all’estero, rappresenta oggi una delle poche opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto nell’ambito della cooperazione internazionale. «È bello sapere, però – conclude Nicoletta – che tra i vari progetti e i diversi enti che accolgono giovani in servizio civile, la scelta di LVIA non è casuale ma motivata da una condivisione di valori nonché dalla professionalità delle persone impegnate sul campo. Non ci resta che augurare loro buona strada e, per citare le parole di Gloria, che tale esperienza possa essere “un’occasione unica di crescita e di confronto con forze di cambiamento tese a ricostruire rapporti di giustizia sociale”».

Sara non dimentica il suo territorio e in Tanzania porta con sé un po’ della sua provincia: «Ho scelto di prestare il mio servizio con LVIA, che è espressione del mio territorio, e quindi della mia cultura, della mia educazione, della mia storia, della mia gente, della mia famiglia, così come lo sono anch’io. E la cosa per me ha un valore aggiunto. Per questo, non solo mi porto dietro un po’ della mia provincia; la scommessa equivalente che mi motiva in questo progetto di cooperazione e di scambio, è la sfida di tornare a casa, tra un anno, con qualcosa in più da condividere, ripagando così quest’investimento in capitale umano che io credo essere la chiave vera dello sviluppo coordinato di tutti i Paesi del mondo».  

Il gruppo di giovani volontari LVIA con il fondatore don Aldo Benevelli
 
 
L'articolo è stato pubblicato dal settimanale d'informazione La Guida, venerdì 2 maggio 2014.
 
 
Condividi contenuti

LVIA - Via Mons. Peano 8 b - 12100 Cuneo - c.f. 80018000044 - Contatti
Area Riservata - Privacy