Piemonte

Le ricette del Dialogo. Cibo e storie per l’intercultura e l’integrazione

 

COSTRUIRE MURI? NO.
La Ricetta per la società multiculturale di oggi è il Dialogo.

Da questa convinzione nasce il progetto “Le ricette del Dialogo. Cibo e storie per l’intercultura e l’integrazione” che LVIA propone in Piemonte con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale.
Si tratta di trovare una formula, delle ricette per conoscersi e interagire tra persone diverse.
Da questo punto di vista, il cibo è un elemento che può aiutare. “Non conosci realmente qualcuno finché non ci mangi insieme” recita un detto arabo: il cibo è entrato nei proverbi popolari perché è parte delle nostra dimensione umana e, con un linguaggio universale, può mettere allo stesso tavolo persone tra di loro sconosciute, di varie provenienze e culture. Con le ricette culinarie si possono inventare nuovi piatti colorati e multiculturali, mostrando la bellezza delle diversità che, mescolandosi, creano qualcosa prima inesistente. E, restando nel linguaggio del food, con questo progetto si elaboreranno delle Ricette del Dialogo, ricette sociali che valorizzano la diversità, creano lavoro e diffondono inter-cultura.
Fare intercultura sul territorio è una caratteristica di LVIA, che mette a sistema questa esperienza con altri enti per attuare diverse formule e interagire con pubblici diversi.
Fino a settembre 2019, le tappe del progetto saranno scandite da tante attività che coinvolgono insegnanti e studenti, gruppi giovanili, immigrati, imprenditori e attori sociali.
Ogni Ricetta coinvolge diversi “cuochi”: è la forza del partenariato di questo progetto che vede attivi con LVIA, Slow Food, associazione Renken, cooperativa del commercio equo Colibrì, le associazioni della diaspora africana Panafricando e Asbarl, la Città di Torino e la Regione Piemonte.

LE RICETTE

SCUOLE E GIOVANI
Le scuole e i giovani hanno iniziato le attività nella cornice di Terra Madre. Qui, 17 gruppi giovanili hanno partecipato ad una formazione di 3 giorni organizzata da LVIA e si sono impegnati a realizzare attività interculturali, proponendo le proprie Ricette del Dialogo, su vari territori del Piemonte.
900 studenti e 44 classi sono invece i “numeri” delle 17 scuole protagoniste del progetto, accompagnate da LVIA, Renken e Colibrì. «A Terra Madre gli studenti di scuole elementari, medie e superiori hanno conosciuto tante comunità dal mondo, partecipato a laboratori, assaggiato cibi inusuali e stuzzicato la curiosità con la conoscenza delle culture tradizionali, scoprendo nuovi modi di vivere» racconta Ester Graziano, responsabile LVIA per le attività educative, che continua: «Adesso siamo in una fase di co-progettazione dei percorsi educativi con gli insegnanti». L’idea è declinare i temi del Cibo e dell’Intercultura nelle diverse materie scolastiche e poi passare all’azione sul territorio, dove saranno gli studenti a sensibilizzare famiglie, associazioni e istituzioni.

LE CUOCHE DAL MONDO
Cuoche di origine africana, asiatica e sudamericana partecipano al progetto attraverso il collettivo Ricette d’Africa, con l’associazione Renken, e le attività di Equochef, con la cooperativa Colibrì. Nei laboratori culinari delle cuoche africane, i cittadini vivono uno spazio di socialità in cui sperimentare come “a tavola” si superino stereotipi e pregiudizi. Le cuoche di Equochef, cucinando con gli studenti delle scuole alberghiere permettono ai ragazzi di esplorare il significato sociale, storico e culturale del cibo. Anche le associazioni della diaspora africana Panafricando e Asbarl collaborano proponendo eventi culturali e culinari e rendendo i migranti protagonisti d’integrazione.

IL RISTORANTE A CASA: quando sono i migranti a creare Dialogo
Il progetto vuole anche dare alle persone di origine straniera immigrate in Piemonte, degli strumenti per diventare autonomi e creare economia nel mondo del food. Abderrahmane Amajou di Slow Food spiega: «Sono iniziate le formazioni a 74 migranti per costruire un curriculum che valorizzi la loro diversità e le loro qualità nel mondo del lavoro». Le formazioni trattano i temi della stagionalità dei prodotti ma anche elementi normativi per organizzare eventi e avviare attività economiche.
Con l’accompagnamento di Slow Food, alcune di queste persone svilupperanno il proprio ristorante in casa, organizzando cene etniche e sociali per farsi conoscere meglio, partendo dalla tavola.

Anche le istituzioni hanno un ruolo importante: la Città di Torino attiverà un Bando di idee che premierà le migliori esperienze sul territorio legate al cibo e all’integrazione. E la Regione Piemonte interagisce con la propria competenza nell’Educazione alla Cittadinanza Globale con le scuole.

 

“Le ricette del dialogo” all'Università: il cibo come comunicazione e dialogo di culture

Seminario
Il cibo come comunicazione e dialogo di culture
nell’ambito del progetto “Le ricette del dialogo”

Università degli Studi di Torino
Dipartimento Politica e Società
Corso di Laurea in Comunicazione Interculturale
28 novembre - h. 10-12
Campus Luigi Einaudi - Palazzina Einaudi aula n.4

Interventi programmati

- Ore 10.10
Gli attori territoriali protagonisti del dialogo
Lia Curcio - Associazione LVIA

- Ore 10,20
Diritti umani, politiche locali e cooperazione internazionale: le ricette del dialogo
Maria Bottiglieri - Città di Torino

- Ore 10,35
I giovani protagonisti del dialogo
Ester Graziano - Associazione LVIA

Pausa 10,50 – 11,00

Ore 11,05
Da Terra Madre a Le ricette del dialogo
Abderrahmane Amajou e Igor Stojanovic- Slow Food

Ore 11,15
Le diaspore per “Le Ricette del Dialogo sul territorio”
Liuba Forte, associazione Panafricando

Ore 11,30
Dibattito

“Le ricette del dialogo” incontra l'Università: Il cibo come comunicazione e dialogo di culture

Seminario
Il cibo come comunicazione e dialogo di culture
nell’ambito del progetto “Le ricette del dialogo”

Università degli Studi di Torino
Dipartimento Politica e Società
Corso di Laurea in Comunicazione Interculturale
28 novembre - h. 10-12
Campus Luigi Einaudi - Palazzina Einaudi aula n.4

Interventi programmati

- Ore 10.10
Gli attori territoriali protagonisti del dialogo
Lia Curcio - Associazione LVIA

- Ore 10,20
Diritti umani, politiche locali e cooperazione internazionale: le ricette del dialogo
Maria Bottiglieri - Città di Torino

- Ore 10,35
I giovani protagonisti del dialogo
Ester Graziano - Associazione LVIA

Pausa 10,50 – 11,00

Ore 11,05
Da Terra Madre a Le ricette del dialogo
Abderrahmane Amajou e Igor Stojanovic- Slow Food

Ore 11,15
Le diaspore per “Le Ricette del Dialogo sul territorio”
Liuba Forte, associazione Panafricando

Ore 11,30
Dibattito

LE RICETTE DEL DIALOGO: un bando della Città di Torino per sostenere un sistema alimentare sostenibile e inclusivo

La Città di Torino ha attivato un Bando di idee che premierà le migliori esperienze sul territorio cittadino e della Città metropolitana, legate al cibo e all’integrazione.

Sono stati stanziati 21.600 Euro che permetteranno di realizzare almeno 8 attività, ognuna delle quali riceverà un contributo massimo di 2.700 Euro. I fondi sono messi a disposizione dal progetto “Le ricette del dialogo - Cibi e storie per l’intercultura e l’integrazione” promosso dall'Ong LVIA, finanziato all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e realizzato in partenariato con diversi enti piemontesi: Slow Food, l'associazione Renken, la cooperativa del commercio equo e solidale Colibrì, le associazioni della diaspora africana ASBARL e Panafricando,  la Città di Torino e la Regione Piemonte. 

Le azioni dovranno dimostrare di concorrere agli obiettivi indicati dall’art. 2 dello Statuto della Città di Torino che ha introdotto il riconoscimento del diritto al cibo in città.

Il Bando, emanato nel quadro del Regolamento sulle modalità di erogazione di contributi e di altri benefici economici (n. 373) della Città di Torino, intende supportare azioni della società civile e della cittadinanza che contribuiscono a migliorare il sistema alimentare locale urbano e metropolitano.

Il Bando intende valorizzare le seguenti proposte:

  • azioni volte alla creazione di sistemi alimentari locali rispettosi delle diversità culturali, che promuovono l’avvicinamento, la relazione e il dialogo tra le culture delle diverse comunità che vivono a Torino e nell’area metropolitana
  • azioni di dialogo interculturale attraverso il linguaggio del cibo, azioni orientate alla riduzione degli sprechi e all’introduzione di pratiche di produzione, distribuzione e consumo che rispettino l’ambiente, le persone e il territorio
  • azioni che si svolgono in spazi pubblici come mercati rionali, case di quartiere, biblioteche civiche, ecc.
  • azioni di promozione e comunicazione sul commercio equo e solidale, le sue filiere e i suoi progetti che coinvolgono produttori in Italia e nel sud del mondo (economia carceraria, beni confiscati alle mafie, inserimento lavorativo)

Alcuni esempi di attività ammissibili: orti urbani sociali o condivisi, cucine sociali, micro-catering, mercati di contadini o gruppi di acquisto locale, creazione di reti di cittadini per il cibo, azioni di educazione alimentare e nutrizionale, iniziative di solidarietà alimentare con i più vulnerabili (senzatetto, profughi, nomadi, ecc.), riduzione/riutilizzo degli scarti alimentari, show cooking, azioni di ricerca azione sociale e partecipata, azioni di comunicazione (campagne, sviluppo di applicazioni per cellulare o tablet e altro).

Possono partecipare:

  • associazioni che abbiano sede o che svolgano la loro attività sul territorio comunale e che siano iscritte nell'apposito registro comunale o regionale
  • comitati formalmente costituiti che abbiano sede o che svolgano la loro attività sul territorio comunale
  • altri soggetti no profit con personalità giuridica, che abbiano sede o che svolgano la loro attività sul territorio comunale.

La presentazione delle domande, secondo le modalità previste dal bando, dovrà avvenire entro il 14 dicembre 2018 - ore 12:00

Il BANDO 

LE RICETTE DEL DIALOGO: in Piemonte i giovani diventano protagonisti di integrazione e intercultura

 
 
20 gruppi giovanili del Piemonte dalle aree di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Torino diventano protagonisti di integrazione e intercultura sul territorio. Come? Nell’ambito del progetto “LE RICETTE DEL DIALOGO” promosso dall’associazione di solidarietà e cooperazione internazionale LVIA con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e finalizzato a promuovere inclusione e coesione sociale in Piemonte, attraverso il “linguaggio del cibo”.

Si parte da Terra Madre: dal 21 al 23 settembre i giovani parteciperanno ad un workshop di formazione organizzato da LVIA. «Questa tre giorni di formazione sarà un'occasione per fare rete con altri giovani e progettare come attivarsi nelle proprie comunità favorendo l’incontro interculturale, l’integrazione e la coesione sociale». Racconta Maurizia Sandrini, responsabile del progetto. A questo proposito, nei mesi successivi al workshop, i giovani organizzeranno nei rispettivi territori, con l’accompagnamento di LVIA, degli eventi legati al tema del cibo e dell’intercultura per attivare dinamiche di incontro, dialogo e convivialità tra culture.

I giovani partecipanti provengono da vari gruppi e associazioni, quali: 
  • nell’alessandrino le associazioni COMPANY, CAMBALACHE, CULTURA E SVILUPPO 
  • a Canelli, nell’astigiano il gruppo SOTTO IL BAOBAB
  • a Biella, MARAJA
  • nel cuneese ARTE MIGRANTE Cuneo, GRUPPO CLOWNTERAPIA Cuneo, ARTE MIGRANTE Alba, Consulta giovanile di Bra, ORIZZONTI DEL GUSTO di Bra, BISALTA YOUNG di Peveragno, MONDOQUI di Mondovì
  • a Novara, l’Associazione della Comunità Marocchina novarese per l’Integrazione e la Solidarietà (ACMIS)
  • Nel torinese ARTE MIGRANTE Torino, VILLAGGIO CHE CRESCE, GENTE DI ZONA SAN SALVARIO, SOLIDARITY, GRUPPO SCOUT Torino, ARTE MIGRANTE di Settimo Torinese, SOCIAL BEAUTY Torino
Il progetto LE RICETTE DEL DIALOGO promuove sinergie con tanti partner del territorio piemontese realizzando, fino a settembre 2019, nelle diverse province coinvolte, attività di educazione formale e non formale nelle scuole e nelle comunità, soprattutto con i giovani; attività di inclusione dei cittadini di origine straniera con avvio di attività imprenditoriali legate al cibo; cene interculturali e laboratori culinari per coinvolgere la cittadinanza “a tavola”; riflessione comune e diffusione di buone pratiche in eventi quali Terra Madre, Migranti Film Festival, Festival Internazionale della Cucina Mediterranea, Tavole Accademiche; partecipazione al Tavolo istituzionale “Cibo, Intercultura e Integrazione” per portare nuovo know-how alle istituzioni, alle diaspore, e agli attori sociali operanti nel settore. Il progetto è promosso da LVIA in partenariato con Slow Food, associazione Renken e cooperativa Colibrì, associazioni delle diaspore africane Panafricando e Asbarl, Comune di Torino e Regione Piemonte.

Riprendendo un detto arabo "Non conosci realmente una persona finché non mangi con lei", il presidente di LVIA Alessandro Bobba spiega: «Il progetto “Le ricette del dialogo” promuove in Piemonte l’incontro attraverso le varie dimensioni del cibo come la socialità, il lavoro e la cultura. Il cibo, come punto di contatto tra le persone di varie nazionalità, può attivare dinamiche di dialogo interculturale ed inclusione sociale».
 

 

LE SCUOLE DEL TORINESE E DEL CUNEESE ELABORANO LE “RICETTE DEL DIALOGO” PER UNA SOCIETA’ PIU’ COESA

900 studenti, 44 classi. Sono i “numeri” delle 19 scuole protagoniste del progetto “Le Ricette del Dialogo – cibi e storie per l’intercultura e l’integrazione” nelle province di Cuneo e Torino. Il progetto, promosso dall’associazione LVIA in partenariato con Slow Food, Cooperativa Colibrì di Cuneo, Associazione dei senegalesi di Bra Asbarl, Associazione Renken e Associazione delle diaspore africane Panafricando a Torino, la Città di Torino e la Regione Piemonte con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, è attivo in Piemonte coinvolgendo il territorio regionale fino a settembre 2019 in attività con gruppi giovanili, scuole, cittadini di origine straniera e la cittadinanza intera per elaborare e attuare delle RICETTE DEL DIALOGO: azioni di intercultura e integrazione che, attraverso il veicolo del cibo, favoriranno l’incontro e il dialogo e rafforzeranno la coesione sociale scardinando facili pregiudizi rispetto ad una diversa cultura, religione o colore di pelle.

«Le attività con le scuole sono iniziate con la visita a Terra Madre, dove gli studenti di scuole elementari, medie e superiori hanno potuto conoscere tante comunità dal mondo, visitare gli stand dei produttori, partecipare a laboratori, assaggiare cibi inusuali e stuzzicare la curiosità con la conoscenza delle culture indigene e tradizionali, scoprendo novi modi di vivere» racconta Ester Graziano, responsabile LVIA per le attività educative, che continua: «Adesso siamo in una fase di co-progettazione dei percorsi educativi con gli insegnanti». L’idea è quella di declinare i temi del Cibo e dell’Intercultura nelle diverse materie per poi passare dalla didattica in classe, all’azione al di fuori delle mura scolastiche, con attività che gli studenti organizzeranno entro la fine dell’anno scolastico per promuovere in concreto l’intercultura attraverso il linguaggio del cibo, coinvolgendo famiglie, associazioni e istituzioni del territorio. 
I percorsi nelle scuole saranno vari e ampi e vi parteciperanno 10 istituti della provincia cuneese e 9 della provincia di Torino.

Nel torinese, insieme a LVIA che opera in 2 scuole superiori e 2 istituti Compresivi a Torino e Sant’Antonino di Susa, l’Associazione Renken sta accompagnando con i percorsi educativi 2 scuole medie e 3 scuole alberghiere di Torino, portando l’esperienza del Collettivo delle Cuoche Africane che saranno le formatrici dei laboratori dedicati a singoli paesi ed alle rispettive cucine, e racconteranno la loro storia personale legata al cibo e come “a tavola” si possano superare stereotipi e conoscere una diversa cultura. Alcune delle scuole coinvolte hanno inoltre già attivato degli scambi culturali con omologhe scuole senegalesi.

Nel cuneese, insieme a LVIA - che opera in 5 Istituti Comprensivi a Borgo San Dalmazzo, Alba, Bernezzo, Cuneo e Busca -  la Cooperativa del commercio equo e solidale Colibrì sta coinvolgendo 5 Istituti di formazione Alberghiera a Bra, Alba, Mondovì, Dronero e Barge dove porterà l’esperienza educativa del progetto Equochef - l’etica in cucina: delle cuoche africane, sudamericane e asiatiche guideranno gli studenti alla scoperta di sapori e ingredienti dalle rispettive terre di origine. Oltre a cucinare insieme agli studenti, le cuoche-animatrici racconteranno la storia di ciascun piatto, permettendo così ai ragazzi di esplorare il significato sociale, storico e culturale del cibo.

«Le scuole insieme ai partner di progetto stanno progettando i percorsi scolastici, dove noi associazioni mettiamo a disposizione il patrimonio di conoscenza maturato in termini di dialogo interculturale, tra “autoctoni” e “immigrati” ma anche tra diverse generazioni e tra città e campagna» conclude Ester Graziano di LVIA.

Aspettiamo quindi nei prossimi mesi le tante attività che saranno organizzate dai giovani studenti che comunicheranno al territorio ciò che hanno appreso con un’azione di cittadinanza attiva e responsabile.

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IL VILLAGGIO CHE CRESCE. Comunità inclusive crescono nell’area ex-MOI di Torino

 
tutte le foto sono di Claudio Martoglio 
 
«Nei giardinetti si vedevano pochi bimbi. Le mamme non permettevano ai figli di scendere sotto casa a giocare ‘perché è sporco, degradato, c’è gente poco raccomandabile’ dicevano. Adesso non è più raro vedere nei cortili bimbi che giocano Insieme; le mamme escono dalle loro case, iniziano a conoscersi e ad apprezzare il posto in cui vivono perché scoprono che i bambini possono giocare tranquilli».
Ce lo racconta Vanessa Marotta, coordinatrice di LVIA del progetto “Villaggio che cresce” nella zona ex-Moi di Torino.
 
L’area ex-Moi a Torino
La zona ex-Moi nel quartiere Borgo Filadelfia di Torino ha avuto, negli anni, diverse identità: dal 1933 ha ospitato il Mercato ortofrutticolo all’ingrosso (il Moi, appunto) fino al 2001, quando il complesso è stato dismesso e ristrutturato per accogliere parte del villaggio olimpico in occasione dei Giochi invernali di Torino 2006; oggi, vi convivono case popolari, un ostello della gioventù, le palazzine occupate abusivamente da profughi, uno studentato universitario, alcune famiglie in accompagnamento abitativo ed un Cohousing. Un puzzle che sembra impossibile da comporre.
Da un punto di vista urbanistico, l’area è una stretta lingua di cemento del tutto marginale rispetto alle dinamiche del quartiere, compressa tra due strade ad alto scorrimento e lo scalo ferroviario del Lingotto. Qui non è semplice identificarsi in una comunità.
Potenzialmente, gli abitanti dell’ex-Moi nell’arco dell’intera giornata potrebbero incontrare solamente altri abitanti della zona, vivendo un isolamento urbano che causa anche emarginazione sociale.
I bambini vivono in situazione di deprivazione culturale ed educativa e sono
esposti ad un alto rischio di dispersione scolastica. Si vive un estremo disagio sociale.
Tra gli abitanti delle case occupate, molti africani hanno fatto viaggi estenuanti, attraversato deserti, sofferto abusi e violenze. Accanto a loro ci sono le famiglie delle case popolari e quelle beneficiarie dell’accompagnamento abitativo, seguite dai servizi sociali.
È in quest’area che LVIA partecipa alla realizzazione del progetto “Villaggio che cresce” attraverso il quale «L’intenzione è di radicare legami relazionali forti favorendo la dimensione di ‘Villaggio’ in cui può essere piacevole far crescere i propri bambini» conclude Vanessa.
 
Angelo Conti, Fondazione La Stampa - Specchio dei Tempi
A dirla tutta, il Moi ai torinesi ha sempre fatto un po’ paura.
L’occupazione delle quattro palazzine dell’ex Villaggio Olimpico, inserite in un più ampio contesto di edilizia popolare, ha spaventato sin dall’inizio. Al punto da indurre le amministrazioni che si sono succedute in questi anni ad una posizione passiva, di presa d’atto
del fenomeno, senza tentare alcun tipo di intervento o di reale gestione. Così l’area occupata si è progressivamente trasformata in un ghetto, in un bunker oltre al quale non si riusciva a guardare, mentre lo sgombero più o meno coatto era l’unica soluzione che si riusciva ad ipotizzare.
La Fondazione La Stampa - Specchio dei tempi ha cominciato ad occuparsi del Moi lo scorso inverno, quando ha ricevuto segnalazioni di presenze, in orario scolastico, di bambini e ragazzi sui prati intorno alle palazzine occupate. C’era dunque un fenomeno di non scolarizzazione o di scolarizzazione molto parziale da affrontare, tanto più grave nell’ottica di facili e possibili devianze in ragazzi palesemente a rischio.
Il primo contatto è stato con la dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Pertini (competente per territorio) e con la Direzione Scolastica Regionale. Registrato il loro appoggio, si è passati ai partner sul territorio. Con le associazioni Acmos e LVIA, e con l’aiuto anche del gruppo informale Arte Migrante, è stato redatto il progetto “Il villaggio che cresce” che ha trovato l’immediato finanziamento della Fondazione Specchio dei tempi. Già a marzo, appena 40 giorni dopo la nascita dell’‘idea’, si è entrati nella fase operativa, con l’inizio degli incontri al Moi.
Due gli step del progetto: l’avvicinamento e il coinvolgimento di ragazzi e bambini, la presa di contatto con le famiglie.
Il risultato è stato molto positivo: fra aprile e luglio sono state registrate 77 adesioni con una media di presenza agli incontri (inizialmente con cadenza settimanale il sabato, poi estesa anche al mercoledì) di una trentina di ragazzi. Particolare successo hanno poi riscosso gli appuntamenti di “Estate Ragazzi” che è stato ospitato nei locali e nello spazio verde di Hiroshima Mon Amour, struttura prospicente l’ex villaggio olimpico.
Il progetto, ormai stabilizzato su una cadenza bisettimanale, ha ripreso il suo corso con l’inizio dell’anno scolastico. Con i docenti degli istituti “Pertini” e “Via Sidoli”, è stato concordato uno scambio di informazioni didattiche sui percorsi di apprendimento dei singoli ragazzi, che mostrano differenze sostanziali di conoscenza della lingua italiana, oltre che di profitto scolastico. Intanto il Comune ha concesso, dall’autunno, la disponibilità di più ampi locali.
La Fondazione La Stampa-Specchio dei tempi ha già provveduto a finanziare l’attività sino al settembre 2018 e intanto sta muovendo i primi passi anche il progetto “Il Villaggio che lavora” per sostenere i percorsi scolastici e formativi dei ragazzi fra i 14 ed i 18 anni che si mostreranno disponibili ad un concreto inserimento nel mondo del lavoro. 
 
L’INTERVENTO

Da marzo 2017 l’equipe degli educatori, che comprende anche mediatori linguistici, studenti di facoltà umanistiche, antropologi, giovani del territorio, ha coinvolto un’ottantina di bambini e bambine tra i 3 ed i 16 anni. La partecipazione è diffusa indistintamente tra i bimbi e le famiglie delle case occupate, delle case popolari, degli accompagnamenti abitativi.

 
SOSTEGNO ALLO STUDIO
«I bambini vivono situazioni molto diverse per provenienza, lacune linguistiche e cognitive, difficoltà di apprendimento. Più che aiutarli a fare i compiti, cerchiamo di trasmettere con attività ludiche, contenuti e conoscenze legate alle materie scolastiche.
Collaboriamo con la scuola Pertini per un approccio orientato alle caratteristiche del singolo bambino. Nel tempo è nata una bella solidarietà, i bimbi mostrano la volontà di aiutarsi reciprocamente. Questa è un’opportunità unica per far emergere le potenzialità da quel territorio. Unica, perché oggi non ce ne sono altre».
Francesco Miacola

ATTIVITÀ LUDICO CREATIVE
«Ogni sabato facciamo con i bambini laboratori di teatro sociale e di comunità, per mettere in scena una storia a partire dai loro racconti su alcuni macro-temi - accoglienza, emozioni, viaggio, ricordi.
È per loro uno spazio per essere ascoltati ma soprattutto per realizzare qualcosa di gratificante. Bambini e ragazzi possono sperimentare varie dimensioni dei propri sensi: nei primi tempi, ad esempio, quando ci mettevamo in cerchio avevano difficoltà a darsi la mano ma poi hanno iniziato a farlo naturalmente. Qui le persone vivono tutte vicine in uno spazio piccolo ma le dinamiche di vita sono molto diverse: diversi i luoghi, diverse le storie familiari, diverso il vissuto scolastico. I bambini Imparano a confrontarsi anche su questo. Il sabato pomeriggio si chiude con una merenda tutti insieme, ed è stata una grande emozione quando le mamme ci hanno fatto una sorpresa organizzandoci una merenda fatta da loro. È stato il loro modo di dirci grazie».
Grazia Difonzo
 
EDUCATORE AL VILLAGGIO
«Non si può non constatare con meraviglia l’esperienza degli educatori che risiedono nelle case occupate: giovani attivi, con tanta voglia di imparare e, nonostante le loro condizioni di vita non semplici, di esserci per questi bambini.
Diversi bambini hanno molte difficoltà di socializzazione e atteggiamenti aggressivi così, attraverso le attività ludiche lavoriamo sull’affettività e le relazioni. I primi mesi, i bimbi giocavano da soli, raggruppati in nazionalità diverse, italiani, rumeni, marocchini….
Ora giocano insieme, è un bellissimo risultato. Con il tempo, la voce è iniziata a girare tra le mamme e hanno partecipato sempre più persone. Stiamo costruendo una relazione di fiducia con le famiglie e con questi bimbi, sento adesso tanto affetto, i bambini mi raccontano della loro vita. Sto facendo un corso di formazione di animatore d’infanzia e per me questa è anche un’occasione di crescita professionale e di esperienza sul campo. Con tutte le situazioni difficili che ci sono qua, è importante che le persone vedano che non sono da sole»
. Lamin Sidi Mamman
 

Viaggio di Conoscenza e Solidarietà 2019: Senegal con LVIA

Nell’ambito delle iniziative di informazione e sensibilizzazione promosse da LVIA, proponiamo anche per il 2019 un Viaggio di Conoscenza e Solidarietà in Senegal, dove l’associazione è presente da oltre quarant’anni con propri volontari attivi a fianco delle popolazioni locali nella realizzazione di interventi di sviluppo.

Il cuore di questa esperienza è rappresentato dalla possibilità di dare un volto, un nome e un’identità a una realtà, quella africana, che spesso ci viene presentata con troppo facili semplificazioni. Gli incontri con le popolazioni, con le comunità civili e religiose, gli operatori locali ed i volontari attivi nei progetti di sviluppo potranno diventare un’occasione unica d'informazione e formazione che permetterà ai partecipanti di avere una conoscenza reale del Paese nella sua complessità, con i problemi e le speranze della gente assaporando la quotidianità dei villaggi e dei quartieri cittadini, di comprendere le logiche e il percorso di un progetto di sviluppo, le scelte, le azioni, le difficoltà, i fallimenti, i successi, oltre che leggere in un’ottica diversa anche molti aspetti della nostra società del benessere, dei nostri modelli di sviluppo e dei nostri stili di vita.

Per facilitare l’inserimento dei partecipanti fin dal primo giorno del viaggio, saranno organizzati almeno due incontri di preparazione in Italia in cui verranno presentate la realtà del Paese e i progetti di sviluppo realizzati e in corso, oltre a tutte le informazioni logistiche e di dettaglio relative al viaggio.

Il viaggio sarà realizzato con un accompagnatore dall’Italia con conoscenza specifica della realtà del Paese e lo stesso accompagnatore condurrà gli incontri preliminari di preparazione in Italia.

La proposta di Viaggio di Conoscenza e Solidarietà di inizio 2019 è la seguente:

Paese: SENEGAL
Periodo: 29 Gennaio-7 Febbraio 2019
Numero di partecipanti: 6 (minimo) – 14 (massimo)
Costo indicativo (da confermare in base al numero dei partecipanti):
euro 1.500 onnicomprensivo (di cui euro 900 da corrispondere all’atto dell’iscrizione)

Il viaggio permetterà di scoprire abitudini e cultura del paese e al contempo osservare da vicino alcune esperienze progettuali di cooperazione e solidarietà internazionale.

A titolo indicativo, il viaggio prevede: visita alla capitale Dakar, visite ai progetti di sviluppo urbani e rurali attorno all’area di Thies; visita all’isola degli schiavi di Gorée, escursione al Lago Rosa e al villaggio dei pescatori di Cayar, visita alla grande moschea di Touba (città santa del Senegal), visita alla città di S. Louis (prima capitale del Senegal).

Informazioni sul viaggio:

  • Iscrizioni entro il 30 novembre 2018 per poter acquistare i biglietti in tempo utile e mantenere validi i costi sopra indicati. Ricordiamo che le tariffe aeree utilizzate permettono, dietro pagamento di una minima penale, il rimborso del biglietto in caso di mancata partenza e consentono il cambio data gratuito trovando posto nella stessa classe tariffaria.
  • L’iscrizione può essere effettuata presso la segreteria LVIA (Roberta) in Via Mons. D. Peano 8/B a Cuneo, tel. 0171/696975, e-mail segreteria@lvia.it. All’atto dell’iscrizione è richiesto il versamento dell’acconto sopra indicato e la compilazione di un modulo informativo contenente i propri dati anagrafici, eventuali malattie/allergie/intolleranze di vario genere, eventuali trattamenti farmacologici in corso ecc.
  • I periodi sopra indicati possono variare di uno-due giorni in base ai posti aerei disponibili al momento dell’acquisto dei biglietti. In caso di non raggiungimento del numero minimo di partecipanti, il viaggio sarà posticipato ad altra data e l’acconto versato potrà essere trattenuto oppure restituito a richiesta dell’interessato.
  • I costi citati sono indicativi e potrebbero subire leggere variazioni in aumento in base ai tempi di acquisto dei biglietti aerei. I costi comprendono: biglietto aereo A/R comprensivo di tasse; assicurazione Europeassistance per morte, infortuni, responsabilità civile verso terzi, rimpatrio sanitario; spese di visto di ingresso; vitto (bevande escluse) e alloggio (in camere a due o tre letti, con ventilatore); trasporti locali autonomi (minibus e breve navigazione di attraversamento del fiume); spese varie (ingressi a siti turistici, guide ecc.); quota di solidarietà.
  • L’età minima di partecipazione è di 18 anni compiuti (possono partecipare minorenni solamente se accompagnati da un genitore), non esiste età massima.
  • Date le caratteristiche della destinazione e dell’itinerario (alte temperature, lunghi trasferimenti su strade non asfaltate, pernottamento in villaggio dove non sono disponibili letti, bagni e confort, ecc.) ci si affida al senso di responsabilità dei partecipanti per la valutazione dell’adeguatezza delle proprie condizioni fisiche e capacità di adattamento in relazione al viaggio.
  • I partecipanti devono essere muniti di passaporto valido per l’espatrio, in corso di validità, e certificato di vaccinazione contro la febbre gialla.
  • Ulteriori eventuali raccomandazioni di carattere sanitario o di altro genere verranno fornite ai partecipanti nel corso degli incontri preparatori.

Per accedere a informazioni ulteriori sui viaggi finora realizzati e per leggere i commenti dei partecipanti consigliamo la consultazione dei seguenti link http://senegal2013lvia.blogspot.it/ e http://kenyapolepole.blogspot.it/

 

Sabato 27 e Domenica 28 ottobre: tornano i banchetti LVIA "Un sacchetto di mele per l'Africa"

Nel weekend del 27 e 28 ottobre, i volontari LVIA vi aspettano nelle piazze e nelle parrocchie delle province di Cuneo e Torino con l’iniziativa “Un sacchetto di mele per l’Africa”: oltre 200 volontari presiederanno 45 punti di 27 località delle province di Cuneo e Torino e diverse scuole collaboreranno all’iniziativa. Al banchetto si potrà prendere un sacchetto di mele per contribuire ai progetti LVIA per l’agricoltura e la sicurezza alimentare in Burundi, paese africano tra i più poveri. Le mele distribuite ai banchetti LVIA sono diagricoltura biologica di OrtofruitItalia OP, provengono dal territorio piemontese esono state messe a disposizione da Assortofrutta.

Tutte le località dove trovare i banchetti. Qualche banchetto sarà allestito già a partire da venerdì 26 ottobre. 

L’iniziativa è collegata alla Giornata Mondiale dell'Alimentazione indetta ogni anno dalle Nazioni Unite in ottobre per richiamare all’impegno individuale e collettivo nel fronteggiare le cause della fame nel mondo. Il tema di quest’anno è “FAME ZERO”, richiamando l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 2 che la comunità internazionale si è impegnata a raggiungere entro il 2030 sottoscrivendo l’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile.

In questa occasione, LVIA diffonde il web-documentario realizzato tra i contadini del Burundi “ISI IDUTUNZE: La Terra che dona la vita. Racconti dal Burundi”. I fondi raccolti nei banchetti andranno infatti a sostenere i progetti di LVIA in Burundi. Comespiega Alessandro Bobba, presidente LVIA: «Quando si parla di fame, di malnutrizione e di accesso al cibo ognuno di noi non può che adottare uno sguardo globale e attento a ciò che accade non solo sul nostro territorio ma anche al di là del Mediterraneo, nei luoghi di emigrazione. Per questo proponiamo ai nostri amici, sostenitori e a tutti coloro che incontreremo, di volgere uno sguardo agli agricoltori africani, in Burundi, e sostenere il loro impegno con LVIA per la sicurezza alimentare migliorando le tecniche agricole, l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’organizzazione economico-gestionale in modo da porre le basi per una migliore economia rurale. Ad oggi, in Burundi già 4.500 contadini e le loro famiglie hanno raggiunto migliori condizioni di vita e possono fare almeno un pasto, tutti i giorni, con del cibo nutriente, vario e rispettoso dell’ambiente circostante». Il diritto al cibo ha tante sfaccettature e in Burundi implica anche favorire dinamiche di coesione sociale tra le diverse etnie, Hutu e Tutsi, che possono adoperarsi insieme per il raggiungimento della sicurezza alimentare.

Il Rapporto ONU 2018 sullo stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo denuncia che 821 milioni di persone soffrono la fame e oltre 150 milioni di bambini hanno ritardi nella crescita.Dopo anni di progressi, la fame e la malnutrizione stanno tornando a crescere, soprattutto a causa degli effetti del cambiamento climatico e dei conflitti. La situazione è ingiusta e paradossale: in un mondo che produce abbastanza cibo per tutti, 1 persona su 9 soffre di fame, mentre 1,9 miliardi di persone sono sovrappeso, tra cui 600 milioni di obesi. Situazione che impone una riflessione sull’iniqua distribuzione di cibo, sia tra nord e sud del mondo, che anche tra regioni dello stesso “mondo ricco” dove non tutti hanno uguale accesso a cibo fresco e sano.

Il rapporto ONU richiede l'attuazione di diversi interventi in cui tutti, persone, aziende, governi, hanno il potere di contribuire ad un’inversione di tendenza. LVIA fa la sua parte e invita i cittadini a partecipare, perché il cibo sia un effettivo diritto di tutti, verso il raggiungimento dell’obiettivo Fame Zero. Nell’ultimo anno LVIA, grazie al contributo dei cittadini, ha infatti operato in 10 paesi tra i più poveri del pianeta migliorando le condizioni di vita di 333mila persone.

Puoi collaborare alle attività LVIA in Burundi con una donazione intestata a: ASSOCIAZIONE L.V.I.A. LAY VOLUNTEERS INTERNATIONAL ASSOCIATION –
IBAN IT98U0501801000000011064284

L’iniziativa Un sacchetto di mele per l'Africa si svolge con il patrocinio di Provincia di Cuneo, Città di Rivalta di Torino, la collaborazione Assortofrutta e in particolare della sua associata Ortofruit e il contributo di Regione Piemonte nell’ambito del FESAR – Fondo Europeo agricolo per lo sviluppo rurale.

 

Aperte le candidature per 20 borse di studio per il primo Master in ICT for development and social good!

MASTER ICT FOR DEVELOPMENT AND SOCIAL GOOD

Aperte le candidature per 20 borse di studio a copertura parziale o totale. Scadenza: 16 settembre 2018

"ICT for Development and Social Good" è il primo Master universitario in Italia incentrato sull'applicazione delle tecnologie digitali nei progetti sociali e di cooperazione internazionale.

Il Master è nato da un sogno iniziato quattro anni fa, quello di offrire una formazione professionale nell'ambito delle ICT per lo sviluppo.  Oggi questo sogno diventa realtà, grazie alla collaborazione tra l'Università degli Studi di Torinoe Ong2.0, al supporto tecnico e scientifico di Consoft Sistemi e di SAA - School of Managemente grazie al sostegno del progetto "Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile" realizzato dall’ong CISVin collaborazione con 21 partners su tutto il territorio nazionale e cofinanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppoe da Compagnia di San Paolo.

Da questa settimana sono aperte le candidature per ottenere una delle 20 borse di studio, messe a disposizione dal progetto "Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile".

Le opzioni per partecipare sono due:

 1) FULL MASTER MODEL: prevede 15 moduli di formazione online interattiva in diretta audio-video, a cui si aggiungono 3 corsi intensivi residenziali presso il Campus Luigi Einaudi dell'Università di Torino e un tirocinio finale.

Questa formula comporta l'ottenimento del Diploma di Master di Primo Livello, rilasciato dall'Università degli Studi di Torino.

Per questa formula sono previste 10 borse di studio a copertura parziale.

2) ONLINE-ONLY ATTENDING MODE: si svolge interamente online e consiste in 15 moduli di formazione interattiva in diretta audio-video con esercitazione finale .

Per questa formula sono previste 5 borse a copertura completa + 5 borse a copertura parziale.

Per informazioni e candidature:

https://www.ictforsocialgoodmaster.eu

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