Burundi

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Sede LVIA
N° 6111 Avenue de la Plage
Quartier Asiatique
B.P. 198
Bujumbura
 
Rappresentante Paese ad interim:
Micheline Cishahayo

 

LVIA in Burundi

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La LVIA è presente in Burundi dal 1968 dove, in collaborazione con la Diocesi di Bururi, è stato promosso il Centro Professionale Agricolo, d'Allevamento e di Cooperazione. Nato come centro di educazione professionale agricola e zootecnica, dal 1973 il Centro si è evoluto dando vita ad un complesso organizzato a servizio dei giovani del Burundi, promuovendo iniziative economiche per la commercializzazione di prodotti attraverso strutture cooperative, centri compra-vendita e magazzini per lo stoccaggio dei prodotti. 
 
Formazione alla produzione e utilizzo del compost per migliorare la qualità del suolo
Nella seconda metà degli anni '70 si avviano anche iniziative nel campo sociale (economia domestica) a favore di giovani e mamme per l'educazione alle più elementari norme igieniche e di profilassi (igiene delle stoviglie, del vestito e della persona), alla confezione degli indumenti ed alla confezione appropriata di cibi. Negli anni '80 il programma si allarga e viene attivato un nuovo settore di "habitat rurale ed infrastrutture", mentre si potenziano ulteriormente i settori della formazione, della promozione di cooperative di produzione e vendita e di animazione socio-sanitaria-nutrizionale. Nella seconda metà degli anni '80 si è operato per un progressivo passaggio della gestione del Centro C.F.R. di Ruvumvu (Rumeza) ai locali. Contemporaneamente è stato promosso un progetto organico ed articolato per lo sviluppo dell’ habitat rurale con la costituzione di una cassa di credito a favore dell'edilizia a basso costo. L'azione LVIA in Burundi nasce quindi con forme di appoggio a livello base sia per l'agricoltura che per l'animazione socio-domestica, per evolvere in seguito in programmi integrati di più ampio respiro. 
Nel 1985 la LVIA inaugura un programma di sviluppo multisettoriale presso Butara, provincia di Cibitoke, dove il livello di povertà è fra i più alti del Burundi. In modo progressivo sono stati promossi piccoli gruppi di produzione agricola e zootecnica, sono stati effettuati alcuni interventi a livello di infrastrutture comunitarie di base e di approvvigionamento idrico (acquedotti, captazione di sorgenti), sono stati supportati un Centro di Servizi Agricoli, un Centro di Formazione Femminile, ed un Centro di Formazione Artigianale. Da Luglio 1994 la LVIA estende le attività alla parte settentrionale del paese con programmi di riabilitazione che favoriscano il rientro dei profughi in seguito alla crisi del ’93. Purtroppo alla fine del 1995, a causa della pesante insicurezza nella provincia di Cibitoke, che impedisce gli spostamenti dei volontari, vengono sospese le attività e la presenza in Burundi. 

Il 1998 segna il rientro della LVIA nel paese a fianco dei Padri Francescani a Kayongozi, nella Provincia di Ruyigi. Il progetto multisettoriale, in campo abitativo, sanitario, alimentare, agricolo ed artigianale, si sviluppa secondo tre linee giuda: formazione ed appoggio agli agricoltori, azione sociale per l’animazione femminile in attività generatori di reddito, appoggio ai Dispensari Rurali.

L’anno 2000 segna il rientro della LVIA nella Provincia di Cibitoke dove, in consorzio con le ong italiane CISV e CCM, realizza un intervento idrico e sanitario con fondi di emergenza del MAAEE. Inizia nel 2002 la Partnership con UE-ECHO per attuare operazioni di emergenza volte a rispondere alle necessità di base dei rifugiati e rimpatriati delle Province di Rutana e Ruyigi con interventi nei settori idrico e dell’igiene di base (captazione di sorgenti e riabilitazione di acquedotti, costruzione di latrine), della sicurezza alimentare con recupero di aree agricole marginali (marais) e con distribuzioni di viveri. Sempre in contesto emergenziale dal 2004 LVIA è Partner Unicef nel programma nazionale di promozione della scolarizzazione di base. Attività complementari in campo sanitario (la costruzione di una maternità) e agricolo (distribuzioni di viveri agli sfollati) sono condotte grazie al sostegno di donatori privati e istituzionali. Dal 2005 importanti interventi sono stati effettuati nella costruzione di infrastrutture idriche atte ad aumentare la quantità e a migliorare la qualità dell'acqua a disposizione sia delle singole famiglie, sia delle strutture educative e sanitarie.
 
Nel 2006 la LVIA ha ritenuto di voler credere nel processo di pace orientando i suoi sforzi verso una politica di sviluppo a lungo termine e riducendo gli interventi di emergenza. A questo proposito sono stati iniziati progetti di sostegno e rilancio delle attività produttive e di trasformazione legate all'agricoltura e si è portato a termine un programma di formazione per il personale medico degli ospedali della provincia di Ruyigi. Importante inoltre l’iniziativa iniziata nel 2006 sull’assistenza e la prevenzione dell’AIDS nelle zone rurali. 
 
Sempre nell’ambito della sicurezza alimentare, dal 2008 LVIA ha realizzato in 3 comuni della Provincia di Mwaro un percorso di sostegno alle associazioni di donne, di coltivatori e di allevatori a livello rurale con azioni volte all’aumento della produzione e del reddito dei nuclei famigliari rurali e al rafforzamento delle loro capacità, attraverso la messa in produzione o la valorizzazione di terreno coltivabile e la diffusione di attività generatrici di reddito.
 

Burundi - scheda paese

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Mappa Burundi
Il Burundi si trova nel cuore del continente africano, sulla punta settentrionale del lago Tanganika. E' un piccolo paese di 27.834 km2, che confina con la Tanzania, la Repubblica democratica del Congo ed il Rwanda.
La maggior parte del territorio è collinosa, eccetto la pianura del Rusizi a nordovest e la vallata del Malgarasi al confine con la Tanzania. Situato in quella che oggi è comunemente chiamata la Regione dei Grandi Laghi, la sua popolazione si aggira intorno ai 7 milioni di abitanti, di etnia hutu per l'85%, tutsi per il 14% e batwa per il restante 1%.
 
Indipendente dal 1962, il Burundi ha da allora attraversato momenti di profonda crisi, caratterizzati anche da forti scontri tra i differenti gruppi etnici. La difficile situazione nel Paese si sviluppa in maniera parallela rispetto a quella ruandese-zairese, anche qui con ripercussioni profonde sull'intera Regione dei Grandi Laghi. Sebbene in Burundi, come anche in Ruanda, i conflitti interni abbiano trovato in parte ragione sulla rivalità tra i due principali gruppi etnici che ci vivono (gli Hutu e i Tutsi), gli scontri hanno tuttavia origini più antiche. La minoranza etnica Tutsi mantenne i principali posti di potere nel Paese dopo l'indipendenza (proclamata il 1 luglio 1962), controllando in modo particolare l'esercito, e rendendosi protagonista di violente reazioni contro gli oppositori interni tra cui quella del 1972 che provoco’ la morte di oltre 100.000 Hutu e un massiccio esodo di questi verso il Rwanda. Nell'aprile 1993 si svolsero le prime elezioni democratiche dall'indipendenza del 1962.
Fu eletto Presidente Melchior Ndadaye, persona di grande carisma ed il primo di etnia Hutu a ricoprire tale carica nel Paese. Il compito piu arduo del Presidente Ndadaye fu quello di far convivere i differenti gruppi di potere esistenti (economico e militare) per far uscire il Paese dalla lunga crisi.
Il neo-eletto ebbe purtroppo vita breve: nell'ottobre dello stesso anno Ndadaye fu assassinato da un gruppo di militari che diede avvio ad epurazioni nel paese e ad un massiccio esodo della popolazione civile verso i paesi confinanti. Da tale episodio seguì una fase di instabilità che vide l’alternarsi al potere di altri presidenti. Anche la nomina di Cyprien Ntaryamira avrà vita breve al comando del paese: morirà nel fatidico incidente aereo del 6 aprile 1994, in cui perderà la vita anche il Presidente ruandese Habyarimana.
 
Nel 1996 Pierre Buyoya con un colpo di stato depose il presidente Ntibantunganya e sospese la Costituzione. Il nuovo governo dovette affrontare la reazione negativa di tutti i paesi limitrofi, ad eccezion fatta del Ruanda. I paesi confinanti dichiararono l'embargo al Burundi, abbandonandolo ai suoi scontri interni e in una posizione di isolamento internazionale. Gli scontri tra Tutsi e Hutu si intensificarono nuovamente.
 
I Ministri degli Affari Esteri dei paesi africani confinanti al Burundi si incontrarono a Kampala nell'agosto 1997, in cui fu definita la continuazione dell'embargo economico contro il Burundi fintanto che nel paese non fosse ritornata la pace, la stabilità e la democrazia. La comunità internazionale premeva per l'avvio del processo di pace. L'Organizzazione per l'Unità Africana nominò Nyerere (ex-Presidente della Tanzania) come mediatore per i processi di pace in Burundi, nell'ottobre dello stesso anno, ma fu costretto a abbandonare l'incarico perché gravemente ammalato. Al suo posto fu nominato Nelson Mandela che, con un dinamismo straordinario, esercitò un'opera di mediazione molto energica.
 
Gli accordi di pace furono firmati a Arusha, il 28 agosto 2000, dal Governo e da rappresentanze delle principali etnie del Paese. Due gruppi ribelli Hutu si rifiutarono di firmare gli Accordi, nonostante le pressioni del mediatore Mandela: il Front National de Liberation (FNL) e il Front pour la Défence da la Démocratie (FDD). Gli Accordi di Arusha prevedevano, in primo luogo, la creazione di un periodo transitorio di tre anni durante il quale, per i primi 18 mesi, il presidente doveva essere di etnia tutsi e il vicepresidente di etnia hutu, e viceversa per i restanti 18 mesi. Al termine di questa fase transitoria sarebbero seguite elezioni libere e democratiche. In secondo luogo, gli Accordi prevedevano la creazione di un'”Unità di Protezione Speciale”, pariteticamente composta da membri di tutte e due le principali etnie. La volontà di deporre le armi fu ribadita nel dicembre 2002 con un'altro accordo al quale, questa volta, parteciparono le CNDD-FDD (Conseil National pour la Défense de la Démocratie- Forces pour la Défense de la Démocratie), sempre ad Arusha. Ad ogni modo, tali accordi non furono sufficienti a fermare completamente gli scontri interni tanto che l’instabilità politica e sociale continuò ad imperversare nel Paese.
 
In quasi dieci anni di combattimenti gli sfollati sono stati stimati in numero pari a circa un milione: la Tanzania ne ospitava circa 350.000 fino a fine 2012 nei campi dell'UNHCR, ma almeno altri 300.000 sarebbero dispersi nel Paese. Altri 280.000 vagano, invece, per il Burundi alla ricerca di cibo ed un riparo. Il 20 luglio 2003, dopo una sanguinosa settimana di assalto alla capitale Bujumbura condotta dalle FNL che provocò più di trecento morti, le CNDD-FDD e Governo siglarono l'ennesimo impegno per una tregua. Nonostante le ire degli uomini di Rwasa (FNL) che accusarono le CNDD-FDD di essersi alleate con il Governo per eliminarli, le trattative andarono avanti: dopo altri incontri dall'esito negativo, l'8 ottobre 2003 fu firmato un accordo definito "storico" tra Governo e CNDD-FDD, grazie alla mediazione del Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki e del Presidente del Parlamento sudafricano Jacob Zuma, mediatore-capo per il processo di pace in Burundi. Nell'accordo fu deciso il futuro assetto di Governo e Parlamento, ma soprattutto la ripartizione del controllo sulle forze armate, che sarebbero state composte da quel momento sia da militari di etnia Hutu che di etnia Tutsi.

Il presidente della repubblica è Pierre Nkurunziza, eletto nel 2005 e confermato nel 2010 (quando i partiti dell’opposizione - diversi dei quali erano nati dai vecchi gruppi ribelli - hanno disertato l’appuntamento elettorale), rappresentante del Conseil National pour la Défense de la Démocratie - Forces pour la défense de la démocratie (CNDD-FDD). Nel 2015 sono previste le prossime elezioni.

 
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